Tonino Bussu

Tonino Bussu nasce a Ollolai nel 1947, si laurea in Materie Letterarie a Cagliari, insegna Lettere nella Scuola Media, introducendo quanta sardità sia possibile nel rispetto delle norme, della didattica e, soprattutto, con il coinvolgimento degli alunni, e, spesso, degli stessi genitori per l’interesse delle tematiche proposte e delle attività realizzate.

È impegnato in modo diuturno nel Partito Sardo d’Azione, come amministratore comunale di Ollolai dove, in seguito, sarà sindaco dal 2000 al 2005. Componente del Comitato di Gestione dell’Unità Sanitaria Locale di Nuoro e Presidente della Comunità Montana del Nuorese, matura con l’impegno politico una profonda coscienza identitaria e indipendentista e con l’approfondimento dei principi ispiratori e dei più alti valori del Sardismo, della storia della Sardegna e dei principali aspetti della Questione sarda, il suo impegno si dispiega tenace e assiduo, con spirito di servizio, negli organismi dirigenziali del Partito a tutti i livelli per rafforzarne la diffusione del suo “Credo”, anche nei momenti di maggior difficoltà.

Giornalista pubblicista, interviene sin da giovane sulle problematiche legate alle zone interne e al mondo agro-pastorale o sulle tematiche più care del Sardismo come lingua e cultura sarda, zona franca, federalismo e Riforma dello Statuto della Regione Sardegna. Si batte per introdurre l’insegnamento della lingua sarda a scuola con articoli, anche in limba, sui quotidiani sardi, su periodici o riviste specializzate, su giornali on-line o nelle radio. Scrive racconti e commedie sia in italiano che in lingua sarda. Da segnalare, una vasta e monumentale Storia della Sardegna in lingua sarda, (in tandem con la collega Paola Mereu) pubblicata on-line nel sito della Regione Sarda, dal titolo: “Sardigna e Mediterràneu” (http://sardignaemediterraneu.alfaeditrice.it).

Una sua originale passione è, inoltre, l’astronomia, ossia l’osservazione e la conoscenza del Cielo stellato, della Luna, dei pianeti e del Sole, anche secondo la visione che un tempo ne avevano i Sardi.

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    L’incanto del cielo stellato

    Storia, miti e credenze popolari della Sardegna

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    I Dolmens, le Tombe di Giganti, le Domus de Janas, le Perdas Fitas, lo Ziqqurat, i Nuraghi, le ciclopiche costruzioni megalitiche in Sardegna, fino agli inizi del secolo scorso possiamo dire che facevano parte delle cosiddette “Civiltà sepolte”, poi è stato anche scoperto che erano in gran parte orientate seguendo il cammino del Sole e le fasi della Luna e che avevano una grande importanza architettonica nel Mediterraneo. E che i Sardi, infatti, come altri popoli antichi, hanno riportato sulla volta celeste i tratti più significativi della loro civiltà, del loro modo di fare e di pensare, della loro vita sociale ed economica, fatta di Frades, di Gurdones, di Pinnetos, di Farches, all’interno di “Sa Via de Sa Paza” (la Via Lattea), ecc., in quanto il cielo stellato per ogni popolo non è altro che lo specchio della realtà terrena. Ma che significato avevano tutti questi nomi, vi direte? Essi non erano altro che i tratti più significativi della nostra comunità proiettata sulla calotta celeste.