ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE DIABOLICUM
20 May 2018

MADRIGALE 2


Pubblichiamo l'articolo dello studioso di lingua sarda Massimo Madrigale sulla questione della lingua e sul progetto di legge numero 167, in discussione nei prossimi giorni in Consiglio Regionale.


ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE DIABOLICUM.

“MISERU S’OMINE CHI NON IMPARAT DAE SOS IRBALLOS FATOS” (dìciu sardu)    

Per la lingua sarda sta per cominciare un nuovo percorso. Dopo l’approvazione della legge numero 26 del 1997 della RAS e successivamente della legge dello Stato numero 482/1999, che riguardavano solo la tutela, oggi inizia persino un percorso per la sua valorizzazione. Ciò significa che nella coscienza del popolo sardo e soprattutto della politica, il sardo è diventato un argomento di grande importanza. Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale sardo inizierà a discutere il progetto di legge numero 167, che dovrebbe superare e sostituire la vecchia legge 26. Questo progetto fornirà persino indicazioni politiche nuove, per riaprire il discorso riguardante lo standard della lingua sarda. Tutti sappiamo che è un argomento di grande importanza. Infatti avere uno standard significa favorire un’introduzione più facile del sardo dentro la pubblica amministrazione, nella Scuola e persino nei mezzi di comunicazione. Siamo tutti d’accordo che il sardo debba avere regole chiare per tutti: per l’ortografia e persino per il lessico, per la grammatica e la sintassi. È finito il tempo in cui ognuno scriveva con un alfabeto diverso dall’altro. Rimane chiaro ovviamente che il percorso è lungo e lo Stato Italiano non ha ancora ratificato la Carta Europea delle Lingue Regionali e di Minoranza, elaborata nel 1992, la quale potrebbe innalzare il livello di tutela e valorizzazione del sardo, così come il francese della Valle d’Aosta, il tedesco dell’Alto Adige/SüdTirol e lo sloveno del Friuli-Venezia-Giulia.

La lingua sarda è una lingua policentrica o a due macro-varietà, trasmessa sia scritta che orale per tanto tempo e con una tradizione letteraria ben rappresentata e di grande importanza. Chiaramente va apprezzato questo impegno della RAS, per cercare di raggiungere il bilinguismo perfetto, perché si danno indicazioni per meglio introdurre il sardo nella Scuola, ma soprattutto per raggiungere una normalizzazione della lingua sarda. La scienza linguistica dice chiaramente che il processo di standardizzazione di qualsiasi lingua deve obbligatoriamente prendere in considerazione il percorso storico che essa ha fatto, soprattutto la lingua parlata e la letteratura scritta e orale.

Ritorniamo indietro di qualche anno, per rinfrescare la memoria. Sappiamo tutti che la RAS ha adottato già nel 2001 uno standard monocentrico, la LSU (Limba Sarda Unificada), cioè vale a dire il sardo logudorese di Noragugume, che provocò la rivolta di tutti quelli che invece erano madrelingua sardo-campidanese: la Ras, preso atto della rivolta, alla fine rinunciò a questa scelta.

Successivamente, nel 2006, con una seconda commissione di esperti, ha scelto con una semplice delibera di Giunta (cioè senza poter imporre l’uso di questo standard nella Scuola, nei comuni e nelle province) di sperimentare la LSC (Limba Sarda Comuna), che sappiamo tutti essere uno standard monocentrico artificiale, che nessuno parla (nemmeno gli stessi sostenitori!, ndr), ma ad ogni modo sempre più vicino comunque a chi è madrelingua sardo-logudorese.

Sono trascorsi 12 anni e non esistono ancora chiari risultati di questa sperimentazione, che all’inizio, a quanto vi è scritto nella delibera di Giunta Regionale, doveva essere utilizzata solo per i documenti amministrativi in uscita dalla Regione: siamo però certi che siano pochi coloro i quali sappiano scrivere e tradurre gli atti della Regione.

Tutti sanno che la Sardegna del Sud ha rifiutato questa scelta, e non poteva essere altrimenti, visto che la LSC non la parla nessuno.

Ci sembra chiaro che all’interno della Scuola l’utilizzo didattico della LSC, laddove è stata sperimentata, è fallito miseramente.

Ci è sembrato di capire sino a questo momento che il progetto di legge numero 167 lascia la libertà a Scuola, enti intermedi e comuni di poter utilizzare la parlata del luogo o del paese, ma nel frattempo per contro, la RAS sceglierà con una nuova commissione apposita di esperti una norma ortografica e una norma linguistica, cioè uno standard monocentrico o a una sola norma. A mio parere questa linea di politica linguistica resta poco chiara e persino pericolosa. Vuol dire che la RAS non ha preso in considerazione quanto accaduto negli anni passati. Così facendo il progetto di legge 167 lascia la porta aperta a una conferma della LSC, o a qualcosa che le assomiglia che, essendo artificiale, viola tutte le convenzioni internazionali che riguardano la tutela della lingua madre[1].

Se davvero la Regione Sarda è interessata alla tutela e alla valorizzazione del sardo, allora è doveroso che scelga e adotti un alfabeto uguale per tutti, che possa permettere di scrivere tutta la lingua sarda. E sarebbe opportuno anche che scegliesse uno standard linguistico del sardo pluricentrico o a due norme, visto che due sono le macro varierà del sardo (così come afferma la scienza), per scrivere e diffondere in uscita soltanto i documenti della RAS tradotti in sardo. Questo standard policentrico deve prendere in considerazione le due macrovarietà letterarie del sardo, il sardo campidanese e il sardo logudorese, così come sono state normalizzate e utilizzate dai poeti estemporanei, che ogni estate, nelle piazze della Sardegna vengono capite da tutti, nelle aree dove si parla il sardo. Infatti ha perfettamente ragione Massimo Pittau, professore emerito di Linguistica Sarda della Facoltà di Magistero dell’Università di Sassari, quando in un articolo del 6 giugno del 1998, ne L’Unione Sarda ha affermato: «Standardizzazione della lingua sarda? La proposta d'unificazione forzata delle sue varietà dialettali, con una operazione di politica linguistica da farsi anche con l'aiuto di esperti stranieri, è stata fatta anche di recente. Personalmente, non soltanto esprimo la mia totale opposizione ma considero e giudico quella proposta un tentativo pericoloso. Come ho avuto modo di dire in un recente convegno a Nuoro, esistono tre sole prospettive per quella operazione, tutte e tre esiziali per la lingua sarda: 1) Se la lingua standardizzata risultasse essere di modalità logudorese, è indubitabile che i campidanesi non accetterebbero mai di adoperarla; 2) Se invece risultasse di modalità campidanese è altrettanto certo che rifiuterebbero di adoperarla i logudoresi; 3) Se invece la lingua sarda standardizzata fatta a tavolino non risultasse né di modalità campidanese né di modalità logudorese, non accetterebbero di adoperarla né gli uni né gli altri. È dunque indubitabile che la detta proposta è veramente pericolosa, perché conseguirebbe l'effetto o di perdere la metà dei sardi in ordine al recupero ed al rilancio della lingua sarda oppure addirittura di perderli tutti...
Abbiamo l'interesse politico e culturale a riconoscerlo: cercare di accordare i campidanesi coi logudoresi sul tema della lingua è una vera e propria utopia: come si potrebbe infatti mediare tra il logudorese sos campos e il campidanese is campus? Tra andare e andai? tra como e immoi? Ma in realtà avviene che chi si fa promotore di questa operazione di standardizzazione mediale, abbia nella manica un asso personale, ossia una sua lingua di tipo logudorese da proporre, la quale però non viene accettata, non dico dai campidanesi, ma nemmeno dai logudoresi...»

E non ci dobbiamo dimenticare che persino nella Grecia antica gli scrittori greci utilizzavano persino quattro varietà della stessa lingua, che sono giunte a fondersi assieme in maniera naturale senza l’aiuto di Commissioni di esperti. E persino il grande intellettuale Giampiero “Zampa” Marras dell’associazione «S’Iscola Sarda», nel convegno tenutosi a Capoterra il 30 maggio del 2007 in una lettera ha così affermato: «La Lingua Sarda Unificata Nazionale dovrà un giorno nascere dal basso, dal popolo se il popolo Sardo lo vorrà e se ne sentirà l’esigenza, e non imposta dall’alto, come si vorrebbe fare con la Limba Sarda Comuna-LSC, che è una lingua artificiale e pasticciata creata a tavolino da una Commissione regionale di cosiddetti esperti e sedicenti linguisti, non parlata da nessuno nell’isola: una lingua povera, disarmonica, senza radici, senza storia, senza una sua letteratura. Una sorta di esperanto, destinata a restare una lingua morta».


Dott. Massimo Madrigale, studioso di Lingua Sarda e co-autore di «Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda».


[1] Confronta: art. nr 2 e art. nr 30 della «Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia – 20.11.1989» e persino art. 15 e art.17 del «Progetto di Dichiarazione delle Nazioni Unite Sui Diritti delle Popolazioni Indigene - 1994». Inoltre la «Carta europea della lingue regionali o minoritarie Strasburgo 05.11.1992». Infine nel dicembre del 2014 la Corte di Cassazione ha riconosciuto a Salvatore Doddore Meloni il diritto di avere i documenti scritti nella propria lingua madre dal Tribunale (e cioè il sardo campidanese dal momento che è sempre vissuto a Terralba), in conformità con l’art. 6 della Costituzione italiana e con la legge dello Stato nr 482/1999.



  

Po sa lìngua sarda est po cumentzai unu tretu nou. Apustis de s’aprovatzioni de is leis nr 26/1997 de sa RAS e pustis de sa lei de su Stadu nr 482/1999, chi pertocànt s’amparu scéti, oindii cumentzat finsas unu tretu po s’avaloramentu suu. Custu bolit nai ca in su sentidu de su pòpulu sardu e pruschetotu de sa polìtica, su sardu est bessiu chistioni de importu mannu. In is diis afatantis su Consillu Regionali sardu at a cumentzai a arraxonai asuba de su progetu de lei nr 167, chi iat a depi sobrai e arremprasai sa lei bècia nr 26. Custu progetu at a donai finsas inditus polìticus nous, po torrai a aberri sa chistioni de su standard de sa lìngua sarda. Totus scieus chi est una chistioni de importu mannu. Difatis a tenni unu standard bolit nai a favoressi s’intrada de su sardu a manera prus discansosa aìnturu de s’aministradura pùbrica, in Scola e finsas in is mèdius de comunigadura. Seus totus deacòrdiu chi su sardu depat tenni arrègulas craras po totus: po s’ortografia e finsas po su lèssicu, po sa gramàtica e finsas po sa sintassi. Est acabau su tempus candu donniunu scriiat cun d-un’alfabetu diferenti s’unu de s’àteru. Abarrat craru ca su tretu est longu e su Stadu italianu no at tambeni aprovau sa Carta europea de is lìnguas regionalis e de minoria, stèrria in su 1992, ca iat a podi artziai s’arrasu de amparu e avaloramentu de su sardu, cunforma a su frantzesu de sa Baddi de Aosta, de su tedescu de su Trentinu-Artu Àdigi/SüdTirol e de su slovenu de su Friuli Venètzia Giùlia.

Sa lìngua sarda est una lìngua politzèntrica o a duas cambas, trasmìtia de manera scrita e fueddada po tempus medas e cun d-unu connotu literàriu beni arrapresentau e de importu mannu. Craramenti custu impìnniu de sa RAS depit essi apretziau, po circai de lompi a su bilinguismu perfetu, poita nci funt inditus po intrai mellus su sardu a Scola, ma pruschetotu po lompi a una normalisadura de sa lìngua sarda. Sa scièntzia linguìstica narat craramenti chi su protzessu de normalisadura de calisisiat lìngua depit a pretzisu pigai in cunsideru su tretu stòricu chi issa etotu at fatu, pruschetotu sa lìngua fueddada e sa literadura scrita e orali.

Torraus agoa de unus cantu annus, po torrai a arrinfrescai is arregordus. Scieus totus chi sa RAS at achìpiu giai in su 2001 unu standard monotzèntricu, sa LSU (Limba Sarda Unificada), est a nai su sardu logudoresu de Noragugume, chi iat fatu furriai totu is chi teniant su sardu campidanesu che a lìngua de bartzolu: sa RAS, pigau in cunsideru s’avolotu, a s’acabu iat arrenuntziau a custu sceberu.

Apustis, in su 2006, cun d-una segundu cumissioni de spertus, iat sceberau cun d-una delìbera de Giunta scéti (est a nai chena de podi imponni s’imperu de custu standard a Scola, in is comunus e in is provìntzias) de sperimentai sa LSC (Limba Sarda Comuna), chi scieus totus essi unu standard monotzèntricu artifitziali, chi nemus fueddat (mancu is chi dda apoderant, ndr), ma a dònnia manera sèmpiri prus acanta a chini tenit su sardu logudoresu che a lìngua de bartzolu.

Funt passaus doxi annus e no teneus tambeni arresurtaus crarus de custa sperimentadura, chi a s’inghitzu, a su chi ddoi est scritu in sa delìbera de su Giunta regionali, depiat essi imperada scéti po is documentus de s’aministradura in bessida de sa RAS: seus comuncas sigurus chi funt in pagus is chi scint scriri e tradusi is àutus de sa Regioni.

Totus scieus chi sa Sardìnnia de giossu at arrefudau custu sceberu, e no podiat essi de manera diferenti, biu ca a sa LSC no dda fueddat nemus.

Nosi parit craru ca aìnturu de sa Scola s’imperu didàticu de sa LSC, ingunis aundi dda ant sperimentada, est faddiu de mala manera.

Nosi est partu de cumprendi finsas a imoi ca su progetu de lei nr 167 lassat sa libertadi a Scola, entis intermèdius e comunus de podi imperai sa fueddada de su logu o de bidda, ma in su matessi tempus po contras, sa RAS at a sceberai, cun d-una cumissioni de spertus noa, stantargiada apostadamenti, una norma ortogràfica e una norma linguìstica, est a nai unu standard monotzèntricu o a una norma scéti. A parri miu custa lìnia de polìtica linguìstica abarrat pagu crara e finsas perigulosa. Bolit nai chi sa RAS no at pigau in cunsideru su chi est sutzèdiu in is annus passaus. Aici su progetu de lei nr 167 lassat aberta sa genna a una cunfirma de sa LSC, o a cancuna cosa chi ddi assimbillat chi, sendi artifitziali, andat contras a totu is cumbentzionis internatzionalis chi pertocant s’amparu de sa lìngua de bartzolu[2].

Chi diaderus sa Regioni Sarda est interessada a s’amparu e a s’avaloramentu de su sardu, insaras depit a pretzisu sceberai e achipi un’alfabetu aguali po totus, chi potzat permiti de scriri totu su sardu. E iat a essi finsas utilosu a sceberai unu standard linguìsticu de su sardu chi siat politzèntricu o a duas cambas ca duas funt is bariedadis mannas de su sardu (cunforma a su chi narat sa Scièntzia), po scriri e spainai in bessida scéti is documentus de sa RAS tradùsius in sardu.

Custu standard politzèntricu depit pigai in cunsideru is duas bariedadis mannas literàrias de su sardu, su sardu campidanesu e su sardu logudoresu, aici comenti ddas ant normalisadas e imperadas is/sos cantadoris/es, chi dònnia istadi, in is pratzas de Sardìnnia benint cumprèndias de totus, in is logus aundi si fueddat su sardu.

Difatis tenit arraxoni Massimo Pittau, professori emèritu de Linguìstica Sarda de sa Facultadi de Magisteru de s’Universidadi de Tàtari, chi in d-un’artìculu de su 6 de su mesi de Làmpadas de su 1998 in su giorronali Unione Sarda at nau: «Standardizzazione della lingua sarda? La proposta d'unificazione forzata delle sue varietà dialettali, con una operazione di politica linguistica da farsi anche con l'aiuto di esperti stranieri, è stata fatta anche di recente. Personalmente, non soltanto esprimo la mia totale opposizione ma considero e giudico quella proposta un tentativo pericoloso. Come ho avuto modo di dire in un recente convegno a Nuoro, esistono tre sole prospettive per quella operazione, tutte e tre esiziali per la lingua sarda: 1) Se la lingua standardizzata risultasse essere di modalità logudorese, è indubitabile che i campidanesi non accetterebbero mai di adoperarla; 2) Se invece risultasse di modalità campidanese è altrettanto certo che rifiuterebbero di adoperarla i logudoresi; 3) Se invece la lingua sarda standardizzata fatta a tavolino non risultasse né di modalità campidanese né di modalità logudorese, non accetterebbero di adoperarla né gli uni né gli altri. È dunque indubitabile che la detta proposta è veramente pericolosa, perché conseguirebbe l'effetto o di perdere la metà dei sardi in ordine al recupero ed al rilancio della lingua sarda oppure addirittura di perderli tutti...
Abbiamo l'interesse politico e culturale a riconoscerlo: cercare di accordare i campidanesi coi logudoresi sul tema della lingua è una vera e propria utopia: come si potrebbe infatti mediare tra il logudorese sos campos e il campidanese is campus? Tra andare e andai? tra como e immoi? Ma in realtà avviene che chi si fa promotore di questa operazione di standardizzazione mediale, abbia nella manica un asso personale, ossia una sua lingua di tipo logudorese da proporre, la quale però non viene accettata, non dico dai campidanesi, ma nemmeno dai logudoresi...»

E no nosi depeus scaresci chi finsas in sa Grètzia antiga is scriidoris gregus imperànt finsas cuàturu bariedadis de sa matessi lìngua, chi funt lòmpias a si amesturai apari de manera naturali chena de s’agiudu de cumissionis de spertus.

E finsas cussu grandu pensadori che a Giampiero “Zampa” Marras de s’assòtziu «S’Iscola Sarda», in su cumbènniu de Cabuderra de su 30 de su mesi de Maju de su 2007 in d-una lìtera at nau: «La Lingua Sarda Unificata Nazionale dovrà un giorno nascere dal basso, dal popolo se il popolo Sardo lo vorrà e se ne sentirà l’esigenza, e non imposta dall’alto, come si vorrebbe fare con la Limba Sarda Comuna-LSC, che è una lingua artificiale e pasticciata creata a tavolino da una Commissione regionale di cosiddetti esperti e sedicenti linguisti, non parlata da nessuno nell’isola: una lingua povera, disarmonica, senza radici, senza storia, senza una sua letteratura. Una sorta di esperanto, destinata a restare una lingua morta».


Massimo Madrigale su Dotori, studiosu de Lìngua Sarda e co-autori de «Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda».



[2] Bai e càstia: art nr 2 e art. nr 30 de sa «Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia – 20.11.1989» e finsas is art. nr 15 e art. nr 17 de su «Progetto di Dichiarazione delle Nazioni Unite Sui Diritti delle Popolazioni Indigene - 1994». Imprus sa «Carta europea della lingue regionali o minoritarie Strasburgo 05.11.1992». Imprus in su mesi de Idas de su 2014 sa «Corte di Cassazione» at arreconnotu a Doddore Salvatore Meloni su deretu a tenni is documentus tradùsius in sa lìngua de bartzolu sua de su Tribunali (e est a nai in sardu campidanesu ca at sèmpiri bìviu in Terraba) cunforma a s’art. nr 6 de sa Carta italiana e a sa lei de su Stadu nr 482/1999. 


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