La "cultura" (e/o la "politica") altro non è che una grande "baldracca", di Francesco Masala
4 Feb 2018

Cultura da ridere, sms mar 1994

Tempo di elezioni: politici e intellettuali

Quando la "cultura" è roba tutta da ridere


In periodo di elezioni, la “cultura” è tutta roba da ridere. E me ne dispiace per Aristotele, “lo Maestro di color che sanno”, ad affermare che “la politica è la forma più alta della cultura”. Non so in Grecia ma, in Icnusa, suvvia, caro Maestro!

In Sardegna, fin dal periodo neolitico, il cacciatore nuragico aveva scoperto che, riunendosi in clan, poteva cacciare meglio, cioè poteva procurarsi maggior cibo, nei suoi territori di caccia.

Appunto, per venire all’oggi, nelle riserve di caccia elettorali, col nuovo sistema uninominale, i moderni cacciatori hanno riscoperto la vecchia tattica nuragica: riunirsi in clans per procurarsi maggior numero di voti, cioè un maggior cibo.

E gli “intellettuali”, in queste battute di caccia? Beh, gli “intellettuali” (e sia lecito immettere in questa categoria anche i giornalisti) fanno i “battitori” e, docilmente, fanno i “mediatori” fra i politici e i malfatati elettori sardi. Insomma, noi intellettuali, in zona elezioni, diventiamo, come si dice in limba, “canes de istrexu”, “pisciatinteris” o, per dirla in più nobile lingua, “pennivendoli”, “portaborracce”, “cantori di Cesare”, “violini dell’Imperatore”.

Naturalmente, anche fra gli intellettuali, qualche distinzione c’è: tecnocrati-sapienti, burosauri-acculturati, politologi-nasiturati, profeti-disarmati, vinti-non-convinti.

Ma il risultato non cambia. E, perciò, continuando a stare le cose così come ora stanno, la “cultura” (e/o la “politica”) altro non è che una grande “baldracca”.


L’articolo di Francesco Masala su Sa Republica Sardamarzo 1994.

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