Sull' antologia di Grazia Deledda, "Ma io non vedevo quella luna" di Isabella Mastino
11 Oct 2018

Antologia



Viadana, comune lombardo, della provincia di Mantova ha ospitato il 30 settembre scorso presso la Sala Savoia della Galleria d’Arte Contemporanea, al Mu.Vi – Musei Viadana, la presentazione del libro di Isabella Mastino dal titolo “Ma io non vedevo la luna” – Breve antologia di Grazia Deledda. Ricordiamo che Viadana ha sempre mantenuto viva la memoria della scrittrice nuorese Grazia Deledda, Premio Nobel nel 1926. La Deledda era infatti sposata con Palmiro Madesani e con il marito visse nella frazione di Cicognara di Viadana. A tal proposito riportiamo qui di seguito la recensione dell’opera di Isabella Mastino di Mario Stratta, comparsa sul quotidiano locale. 

Sulla breve antologia di Grazia Deledda, "Ma io non vedevo quella luna" di Isabella Mastino

di Mario Stratta

In un'epoca in cui prevalgono racconti, romanzi, rassegne letterarie, novelle dalle tinte " forti " e, molto spesso, granguignolesche, questo lavoro di Isabella Mastino appare, già di per sé, fuori dai canoni correnti di un pubblico che richiede emozioni sempre più marcate.
Un lavoro delicato, attento, scrupolosamente intimo su un'autrice, che oltre ad esser stata la prima donna a meritare il prestigioso Nobel ha avuto una vita densa di eventi e di episodi che hanno saputo toccare la sensibilità della Mastino. Grazia Deledda rappresenta infatti,nel panorama letterario dell'epoca sua, un esempio di versatilità eccezionale nella scelta di personaggi, momenti di vita, ambienti e - soprattutto - stati d'animo mai più riproposti.
L'aspetto, invero particolare, della nostra Mastino è rappresentato dalla sua professione: da una prestigiosa laurea in giurisprudenza, alla successiva professione forense per approdare ad un dottorato di ricerca, anticamera di una cattedra universitaria, che la vedrebbe protagonista in

un'aula giudiziaria o alla cattedra di un ateneo piuttosto che a tracciare con un'attenta analisi letteraria il profilo di una scrittrice troppo presto dimenticata e relegata - forse - in una rassegna di autori ad uso scolastico.
Isabella Mastino, con questo suo lavoro, sottile ed indagatore, ha intimamente messo a nudo l'animo della Deledda, nei momenti più significativi della sua esistenza di donna e di scrittrice.

Ed è così che nel suo "Ma io non vedevo quella luna", definita dall'autrice una breve antologia di Grazia Deledda, emerge con prepotenza la personalità della scrittrice troppo presto (come dicevamo in apertura) affidata alle pagine delle antologie letterarie, lontana dagli scaffali delle librerie.

"Attraverso la letteratura, specchio della realtà in cui confluiscono sentimenti, emozioni, storie, vicende, personaggi, azioni e pensieri nei quali ciascuno rispecchiandosi può sopire quel senso di solitudine che talvolta offusca la visione della vita...."
Il lavoro che ha portato Isabella Mastino a scoprire la complessa e mai completamente indagata personalità della scrittrice sarda, si muove attraverso un acuto e sottile intreccio di brani ricavati dalle sue opere con il confronto con pensieri e considerazioni personali ."Nelle sue parole si traduce la voce misteriosa di questa terra, quel senso di destino sconosciuto che accompagna la vita di ciascuno di noi" scrive la Mastino ed è forse questo il giudizio più vicino alla personalità della Deledda. I grandi temi della vita che prepotentemente emergono dai racconti ma ancor più dai suoi romanzi vengono messi a confronto, in un sottile gioco di esegesi, con un'acuta analisi dei sentimenti che non temono il passare dei tempi e delle abitudini. Così facendo la Mastino ripercorre il cammino dell'intera letteratura deleddiana, dagli esordi alla completa maturità. Sulla giustizia il confronto con il pensiero manzoniano è quasi scontato : "non sempre le cose sono

come appaiono,e la giustizia umana può esser fallace...".
La speranza, altro tema centrale della Deledda, è per la Mastino "un concetto ampio ed astratto, un ponte che segna il passaggio ad un'altra situazione ed è sempre, o quasi, speranza d'amore". E l'assonanza è d'obbligo con l'atmosfera che si respira ne "La danza della collana" o in “Cosima”. Sull'amore, sentimento che maggiormente ricorre nella prosa della Deledda, Isabella Mastino ha saputo evidenziare i momenti più significativi di un sentimento che scandisce gli stadi della nostra vita.

Dall'iniziale innamoramento all'epilogo, che non è più solo ebbrezza ma passione consapevole e tranquilla.
Sull'essere madri, padri e figli si esaurisce il lungo, complesso, vivissimo racconto della Mastino che ha - a nostro avviso - riscritto con Grazia Deledda, pagine di un'accurata e vissuta esperienza letteraria.

Unica nel suo genere, irripetibile per chi non ha ritrovato come lei momenti di identità con i personaggi, gli ambienti, le storie sotto i chiarori di una luna sempre uguale e sempre diversa.

Mario Stratta

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